Corso Nazionale “L’accessibilità al patrimonio museale e l’educazione artistica ed estetica delle persone con minorazione visiva

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Il nuovo Focus Formazione è dedicato al Corso Nazionale "L'accessibilità al patrimonio museale e l'educazione artistica ed estetica delle persone con minorazione visiva", proposto dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona.
Il corso, giunto alla sua sesta edizione, si svolge con il contributo dell'Ufficio Scolastico Regionale delle Marche e si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali, del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, del Ministero delle Pari Opportunità, della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Ancona.

L'intervista con Andrea Socrati (nella foto), responsabile dei progetti speciali del Museo Omero, offre una descrizione generale del corso e una serie di spunti di riflessione sul tema dell'allargamento della fruizione museale alle persone con minorazione visiva.


Da quali esigenze è nato il corso proposto dal Museo Omero?

Il corso rientra nell'attività istituzionale del Museo Tattile Statale Omero, con sede ad Ancona. Nato nel 1993 con lo scopo di "promuovere la crescita e l'integrazione culturale dei minorati della vista e di diffondere tra essi la conoscenza della realtà", il Museo affianca all'attività espositiva un'attività costante di ricerca e sin dall'inizio ha lavorato allo sviluppo di strategie, in particolare educative, allineate alla propria mission. Il museo si propone infatti di permettere la fruizione del patrimonio culturale alle persone con minorazione visiva, ma anche di fornire agli operatori degli strumenti per rendere l'arte sempre più accessibile.
Il corso è nato sei anni fa proprio come uno strumento per divulgare e condividere conoscenze e buone prassi tra operatori, non limitandosi solo alle ricerche e all'esperienza del Museo Omero ma confrontandosi con altre realtà nazionali e internazionali, che il corso cerca di far conoscere a docenti, operatori museali e a chi si occupa in generale di educazione delle persone non vedenti. I principali destinatari del corso sono docenti, sia di sostegno sia curricolari, di ogni ordine e grado, il personale di musei e soprintendenze e tutti gli operatori che si occupano di persone con problemi di minorazione visiva.


Come è cambiato il corso nell'arco delle sei edizioni?

Nel corso degli anni gli argomenti trattati e i metodi didattici sono rimasti sostanzialmente invariati, con un'attenzione particolare ai grandi temi dell'accessibilità e dell'educazione artistica ed estetica delle persone con minorazione visiva. C'è comunque un'evoluzione costante del corso, poiché ogni anno vengono presentate nuove esperienze, nuove scoperte, nuove realtà con cui confrontarsi.


Esistono altri corsi simili in Italia e in Europa?
In Italia non esistono corsi simili a questo; esistono alcune occasioni di formazione sugli stessi temi, ma si tratta di iniziative episodiche, mentre il corso del Museo Omero costituisce una realtà consolidata, con il riconoscimento e il supporto ministeriale, anche in virtù del fatto che il Museo stesso è un museo statale.
Anche a livello europeo mi risulta che ci siano solo iniziative di formazione sporadiche, non così strutturate, oppure corsi a scala locale (ad esempio organizzato da regioni o province), a differenza del corso del Museo Omero, che è un corso nazionale.

Lo stesso Museo Omero si conferma un caso unico in Italia e in Europa. L'unico esempio simile a questo è un museo con sede a Madrid, che tuttavia non è statale ma dell'ONCE, l'equivalente spagnolo dell'Unione Italiana Ciechi. Si tratta comunque di un museo dedicato alla storia dell'educazione per i non vedenti, che espone modellini architettonici e altri oggetti e propone solo delle visite guidate, ma non ha veri e propri servizi educativi.
Ci sono invece diversi casi di musei che propongono allestimenti o percorsi specifici per persone con minorazione visiva: penso alla Villette (Cité des Sciences et de l'Industrie) di Parigi, che propone varie iniziative educative, o alla galleria tattile del Louvre, che organizza ogni 3 anni delle mostre con calchi di statue e opere.

I contributi di artisti e istituzioni straniere sono una caratteristica di tutte le edizioni del corso?
Sin dall'inizio il corso si è avvalso del contributo di istituzioni e relatori stranieri, che apportassero esperienze e buone pratiche da altre realtà nazionali e internazionali; in questa edizione, ad esempio, tra i relatori figura Hoelle Corvest, responsabile dei servizi educativi della Villette di Parigi, istituzione che propone varie attività rivolte al pubblico con minorazioni visive.
Il coinvolgimento di alcuni artisti è invece iniziato l'anno scorso, con la partecipazione dell'artista Valeriano Trubbiani, e prosegue quest'anno con lo scultore Loreno Sguanci. Ci è sembrato interessante poter portare nel corso anche il punto di vista di chi fa arte, plasma la materia e può trasmettere la sensazione di vivere un rapporto diretto con l'opera. L'obiettivo è di "integrare la vista e il tatto" nella fruizione dell'arte, non soltanto toccando un'opera ma anche "allenando col tatto un occhio che troppo spesso è un po' fugace"; il contributo degli artisti riguarda soprattutto gli aspetti emotivi e creativi dell'arte.

Il Museo e il corso hanno altre relazioni con istituzioni straniere?
In vari casi alcuni operatori che avevano seguito il corso hanno chiesto e ottenuto di svolgere un tirocinio presso il Museo Omero, con la possibilità di mettere in pratica quanto appreso.
D'altra parte abbiamo fatto da tramite presso il museo del Louvre, con il quale abbiamo ormai rapporti consolidati, agevolando alcuni corsisti che intendevano svolgere degli stage presso questa istituzione.

Quante persone partecipano mediamente a ogni edizione?
Il corso è a numero chiuso e prevede un massimo di 60 partecipanti, quota che abbiamo raggiunto praticamente a ogni edizione.
Abbiamo un numero ridotto di partecipanti perché vogliamo che l'esperienza sia davvero significativa per ciascuno di loro e perché gli aspetti pratici difficilmente potrebbero essere trattatati con troppe persone presenti.

Chi sono i partecipanti al corso?
Dal punto di vista della provenienza, più della metà dei corsisti proviene da fuori regione; quest'anno abbiamo anche alcuni iscritti stranieri.
Per quanto riguarda la professione, circa un terzo dei partecipanti è costituito da docenti, un terzo da operatori e un terzo da laureati in discipline relative ai beni culturali che desiderano approfondire questi argomenti, considerando questa anche come una nuova possibilità di impiego vista l'attenzione crescente al tema dell'accessibilità del patrimonio per persone con disabilità.
Grazie a una collaborazione con l'Ufficio Scolastico Regionale delle Marche, fino a 5 docenti per ogni provincia (per un totale di 20 persone) possono frequentare gratuitamente il nostro corso; si tratta di un incentivo che funziona molto bene, tanto che spesso le richieste di iscrizione da parte di docenti regionali superano il numero massimo.

Avete dei riscontri da parte dei corsisti al termine della loro esperienza? Sapete, ad esempio, se e come portano le competenze acquisite nella pratica professionale quotidiana?
In generale, chi frequenta i nostri corsi è molto motivato e quindi desideroso di mettere in pratica appena possibile le nuove conoscenze acquisite; spesso degli ex corsisti ci chiedono delle consulenze dal punto di vista attuativo-applicativo e ci contattano per avere dei suggerimenti nell'applicazione pratica di quanto appreso durante il corso. Di fatto forniamo anche una consulenza "a distanza" agli ex corsisti: se un docente che si è formato al nostro corso intraprende un percorso nella sua scuola, ad esempio, può rivolgersi a noi per consigli e suggerimenti e anche per avere degli strumenti di supporto che possiamo preparare ad hoc.
Inoltre sono molti gli ex corsisti che, dopo il corso base di 2 giornate, frequentano i nostri corsi di approfondimento. Quello di cui stiamo parlano è infatti un corso base, che affronta il discorso complessivo dell'accessibilità del patrimonio culturale per le persone con minorazione visiva ma, vista la breve durata, non è naturalmente esaustivo. Vengono quindi organizzati ulteriori corsi, di solito da 10-12 ore, che approfondiscono alcuni degli argomenti trattati in maniera più generale nel corso base, ad esempio l'esplorazione tattile delle opere o gli ausili per le immagini a rilievo. A questi approfondimenti possono partecipare sia gli operatori che abbiano già fatto il corso base, sia insegnanti di sostegno, che si suppone abbiano già esperienza in questo senso, o altri operatori che possono dimostrare di avere già un'esperienza o una formazione su questi temi.
Gli approfondimenti tematici si svolgono normalmente presso il Museo Omero, ma possono anche essere organizzati in loco, su richiesta di una regione o provincia o di una serie di musei; di recente, ad esempio, su richiesta di alcuni ex corsisti attivi presso i musei friulani di Buglia, Ragogna e San Daniele del Friuli abbiamo organizzato un corso specifico, che si è svolto proprio a San Daniele. In questo caso durante la formazione in loco abbiamo trattato vari temi ed è stato possibile sperimentare concretamente nei musei alcuni insegnamenti; questo è stato molto importante per poter riversare immediatamente nella pratica quotidiana le conoscenze apprese e per evidenziare criticità e problematiche, per ripensare l'offerta educativa ideando nuovi percorsi didattici a partire dalle collezioni.


Nel corso e nell'attività del museo sono coinvolti dei soggetti privati?

Non c'è un coinvolgimento di sponsor privati nel corso, mentre alcune aziende sostengono l'attività del Museo Omero. Ad esempio l'azienda iGuzzini si occuperà in qualità di allestitore e di sponsor dell'illuminazione nella nuova sede del museo (presso la Mole Vanvitelliana, sempre ad Ancona). Con la stessa azienda il Museo ha realizzato una mostra itinerante sul Satiro di Mazara del Vallo, una cui riproduzione in bronzo è stata esposta al Museo Omero e in altre sedi (inclusa Parigi, in occasione di una mostra organizzata dal Louvre). Per quest'opera iGuzzini ha studiato un sistema di illuminazione personalizzabile dall'utente in base alla sua percezione dell'opera, allo stato emotivo e alle capacità visive del visitatore, con grandi vantaggi per le persone ipovedenti.
Il Museo Omero ha potuto inoltre contare su altri sponsor e "testimonial" importanti, quali Telecom, Diego Della Valle e, tra gli artisti, Andrea Bocelli, testimonial del Museo durante Maratonarte.

A che punto sono i musei italiani nel percorso per rendere accessibile il loro patrimonio alle persone con disabilità visiva?
Negli ultimi 10 anni circa è cresciuta l'attenzione a queste problematiche e sono nate diverse iniziative, più o meno interessanti, che testimoniano come ci si cominci a preoccupare di molti pubblici oltre al pubblico "standard". Molti musei hanno attivato dei percorsi tattili che funzionano bene e questa è già una grande conquista; resta comunque ancora molto da fare, specie riguardo ai pregiudizi da scardinare e, dal punto di vista degli allestimenti, riguardo alla strutturazione di un percorso che troppo spesso risulta un po' improvvisato. Anche la recente esperienza di Torino (il Laboratorio sul pubblico disabile svolto nell'ambito della Conferenza internazionale sull'Audience Development, 3 marzo 2009, ndr) ha dimostrato come ci siano sensibilità e buona volontà ma manchino ancora le conoscenze di base che consentirebbero un'attività strutturata e permanente. In questo senso la missione del Museo Omero è di coinvolgere il maggior numero possibile di operatori museali e di far sì che le iniziative che si intraprendono lascino davvero un segno nel percorso di vita delle persone con minorazione visiva.

Quali sono a suo avviso due punti di forza e due punti di debolezza del corso?
Un punto di forza credo sia la continuità di risultati di cui gode il corso, che ogni anno si arricchisce del lavoro svolto negli anni precedenti, si rinnova e ha la possibilità di trasmettere tutte le novità dal punto di vista metodologico e di buone pratiche.
Inoltre il corso raccoglie le esperienze principali che si attuano a livello nazionale e internazionale e che "fanno la differenza" in questo settore.

Un punto di debolezza consiste nel fatto che la breve durata del corso base (2 giornate) non permette la trattazione esaustiva di tutti gli argomenti; a questo si cerca di ovviare offrendo approfondimenti tematici che consentono sia di mantenere il rapporto con i corsisti sia di dare loro strumenti più concreti per operare.
In secondo luogo pensiamo ci sia bisogno di portare il corso "sul territorio", visto che è un corso nazionale (quindi gli iscritti, che provengono da tutta Italia, si trovano ad affrontare un viaggio e delle spese anche consistenti); stiamo pensando di organizzare il corso in maniera diversa, magari attraverso una formazione on line che consentirebbe di raggiungere più corsisti, anche se il corso in presenza - specie per gli aspetti più concreti - è sempre lo strumento più efficace.

Quali prospettive per il futuro del corso?
Stiamo lavorando all'ipotesi di una formazione in rete e vorremmo creare un luogo virtuale di incontro fra tutti coloro che lavorano su queste tematiche, perché possano confrontarsi e sostenersi a vicenda; pensiamo a una sorta di forum che possa raccogliere esperienze, criticità, buone prassi, un "luogo di scambio permanente".

 

Focus a cura di Elena Di Federico - Fondazione Fitzcarraldo