Master specialistico in Museologia Europea - IULM

L'università IULM, Libera Università di Lingue e Comunicazione, nella sua sede di Milano, ha attivato un Master Specialistico in Museologia Europea, il primo del genere in Italia; un'intervista col prof. Massimo Negri, direttore scientifico del Master, mette in luce alcuni elementi particolarmente innovativi del master e ne offre una visione più in profondità.
Il Master attivato dallo IULM è il primo master specialistico di questo genere in Italia; da quali esigenze nasce e con quali obiettivi?
Il Master nasce da un'esigenza che riguarda sia chi già lavora nel settore dei beni culturali, sia chi ha compiuto un percorso di studi nell'ambito del management e della gestione dei beni culturali o nella progettazione per il settore museale, da chi lavora nelle amministrazioni, per esempio in un assessorato alla cultura, agli operatori che vogliono aggiornarsi professionalmente. Il corso mira a focalizzarsi sulla situazione attuale della scena europea e risponde a un'esigenza di conoscenza e formazione non pienamente soddisfatta da altri corsi già proposti, in cui è previsto uno spazio limitato per far conoscere direttamente sul campo quello che sta succedendo in altri paesi europei. La definizione di "Museologia Europea" non deriva dal fatto che esista una disciplina con questo nome, vista la differenza negli approcci e nelle declinazioni esistente tra i diversi contesti nazionali; il titolo esprime invece l'attenzione verso la scena europea.
Scopo del corso è quindi fornire gli strumenti per orientarsi tra quello che succede in Europa, sia per quanto riguarda gli aspetti allestitivi e interpretativi, nei settori più diversi, sia rispetto ai modelli organizzativi, alla comunicazione dell'istituzione, ai profili professionali.
Una parte consistente del percorso formativo riguarda l'azione sul campo e tende a sviluppare le abilità di comunicazione delle persone; esiste, in particolare per gli italiani, un problema in questo senso, una difficoltà a trovarsi a proprio agio nell'ambiente europeo. Si tratta di problemi che hanno a che fare con diversi aspetti, dalla conoscenza delle lingue straniere al codice di comportamento, alla consapevolezza delle problematiche di base degli altri Paesi, alla job description, i profili professionali. Spesso manca anche la conoscenza delle "esperienze-faro", i casi di eccellenza, di innovazione, di particolare rilevanza; oppure alcuni aspetti tecnici, ad esempio la stesura di progetti europei o la partecipazione a bandi europei, che infatti costituiscono uno dei temi affrontati nel corso. Sono tutti problemi di per sé non gravi, che non impediscono certamente di lavorare, ma che altrettanto certamente non aiutano la pratica professionale.
Il master IULM tende a perfezionare la conoscenza dei corsisti attraverso un rapporto diretto con i potenziali colleghi e a lavorare su alcuni aspetti critici e alcune necessità per aiutare i corsisti a orientarsi e a muoversi con disinvoltura in un contesto internazionale. Penso ad alcuni professionisti, compresi miei ex studenti, che completato un percorso di formazione si sono poi mossi in Europa e hanno dovuto costruire da sé i propri contatti, conoscere il contesto, documentarsi: un master di questo genere propone già una serie di informazioni e contenuti che facilitano l'inserimento in un contesto diverso da quello italiano.
Il Master si rifà ad altre esperienze simili in Europa?
Esistono altre proposte simili a livello Europeo, quali la Reinwardt Academie, la summer school di museologia di Celje o l'accademia di museologia Joanneum di Graz; la summer school di Celje è uno dei nostri partner e abbiamo dei rapporti più o meno strutturati soprattutto con i docenti di questi corsi. La differenza fondamentale tra il master dello IULM e questi ed altri corsi sta a mio avviso non tanto nei contenuti, quanto nella lingua: molti altri corsi si tengono in lingua inglese per attirare un pubblico internazionale, come ad esempio nel caso della Reinwardt Academie, i cui corsi, svolti in inglese non sono "né particolarmente olandesi né particolarmente europei" ma comunque rivolti a un pubblico internazionale. Con questi stessi contenuti avremmo potuto strutturare un master europeo da svolgere in un altro Paese, per attrarre un pubblico europeo. Invece questo master ha una "declinazione italiana" molto chiara, perchè mira ad offrire a professionisti o studenti italiani uno sguardo al contesto europeo.
A chi è rivolto il master?
Il corso si rivolge a due categorie principali. Da un lato chi già lavora ed è già impegnato in un progetto di una certa importanza, specialmente nelle fasi iniziali in cui c'è bisogno di orientarsi e di individuare contatti e idee per inserire il progetto in un contesto multinazionale; questa è la situazione in cui si trovano alcune delle persone che si sono già iscritti. Dall'altro lato c'è chi ha già svolto un percorso di formazione, compresa quella universitaria, e che, incuriosito da questo master, vuole integrare la formazione di base orientata al contesto italiano.
Qual è il ruolo di un master che affronta una serie di temi così ampia rispetto invece ad altre opportunità formative che affrontano temi più specifici?
Questo master è diverso da altre opportunità formative, più o meno approfondite, incentrate su temi specifici e non intende sostituirsi a ciò che già esiste, anche perchè esistono temi impossibili da affrontare a livello europeo: penso ad esempio alla schedatura, che sarebbe estremamente difficile trattare a livello internazionale vista la differenza di contesto, procedura e applicazione nei vari Paesi. Esistono invece altri temi che possono essere affrontati in questo senso, come ad esempio gli standard minimi di qualità: il master si concentra su questi aspetti e costituisce un aiuto per orientarsi anche in vista di una mobilità professionale, quindi è adatto per chi avesse in programma un periodo più o meno lungo di lavoro all'estero.
La mia esperienza internazionale, in particolare come direttore dello European Museum Forum, mi ha convinto del fatto che per muoversi a livello europeo sia necessario conoscere bene argomenti quali la partecipazione a progetti europei o a programmi e partenariati del Consiglio d'Europa, seguire seminari e collaborare a progetti di ricerca con le università straniere e svolgere molte altre attività di questo genere: tutto questo richiede una formazione e un orientamento di tipo generalista. La specificità di questo master sta nel fatto che si muove proprio a questo livello. Un professionista può essere molto esperto su un argomento (un tipo di prodotto artistico, ad esempio), ma può trovarsi in seria difficoltà se deve condividere e valorizzare la stessa competenza specifica in un progetto transnazionale; questo vale specialmente per posizioni e competenze gestionali. La riprova di questa difficoltà si ha osservando che spesso i rapporti internazionali o transnazionali si riducono allo scambio di opere, quindi alla redazione di facility report, schede di prestito e poco altro; fare di questo un'opportunità per il futuro richiede maggiore capacità di capire, muoversi, interpretare.
Una parte del corso è poi orientata ai modi di comunicare nel museo, ad esempio agli allestimenti multimediali: per un miglioramento generale della qualità dei musei italiani è estremamente importante sapere cosa succede fuori dall'Italia, in Paesi in cui negli ultimi anni sono stati fatti investimenti anche piuttosto consistenti. Sapere cosa è stato fatto altrove, conoscere le esperienze altrui, è fondamentale per evitare degli errori e per scegliere quali strade seguire e quali invece non sono adatte al contesto in cui si opera. Per questo ci siamo focalizzati in particolare su Inghilterra, Spagna e Olanda, Paesi in cui negli ultimi anni sono stati allestiti diversi musei nuovi, anche pionieristici, quindi visite in loco e contatti con i docenti sono utili per un aggiornamento "full immersion" da realizzare in tempi brevi.
Dal punto di vista didattico il master è "incentrato sul fare", con lezioni frontali, viaggi, workshop. Può spiegare meglio questo approccio pratico?
Il master propone due visite obbligatorie: una ad Alicante e ai musei archeologici della sua regione, realizzati negli ultimi 5 anni, notevoli per le loro applicazioni dei criteri di qualità nella gestione dell'organizzazione (sono infatti tra i pochi musei in Europa che hanno attivato il TQM, Total Quality Management); l'altra visita è a Londra, dove il contatto con studi di progettazione e studi professionali offre un altro tipo di visione.
Oltre alle visite obbligatorie è prevista una serie di appuntamenti internazionali non obbligatori, dato che il master si rivolge anche a professionisti che già lavorano e possono avere meno tempo a disposizione; si tratterà di opportunità di incontro organizzati in occasione di eventi di portata europea (seminari, congressi) nel corso dei quali al gruppo di corsisti, assistito dagli accompagnatori, verranno proposti momenti di incontro esclusivi con relatori, professionisti e con i musei che hanno ottenuti i maggiori risultati. Prevediamo almeno 4 appuntamenti di questo tipo lungo l'arco del corso.
Il fatto che il "fare" sia al centro del corso è dimostrato anche dal fatto che quasi tutti i docenti sono dei "practicioners": per differenziare il master da altre opportunità di formazione esistenti abbiamo preferito a lezioni di tipo teorico generale incontri e lezioni con persone che "hanno fatto qualcosa" e possono quindi portare la testimonianza di un'esperienza concreta, anche se su argomenti di ordine generale.
Visti l'obiettivo e le caratteristiche del corso, la lingua inglese è fondamentale; abbiamo così previsto anche alcune ore di lezione per approfondire la conoscenza dell'inglese specialistico per questo settore, che non è sempre conosciuto dai professionisti e che servirà soprattutto per aiutare nell'individuare le fonti a cui rivolgersi per migliorare il proprio livello (audio, libri, pubblicazioni e così via).
Quale spazio per la progettazione di nuovi musei in un panorama come quello italiano? Quale futuro professionale per chi consegue il Master Europeo?
Il master fornisce un aggiornamento e un arricchimento professionale nel senso più ampio del termine; infatti non è previsto il classico stage, poiché in un certo senso il corso "è un po' tutto uno stage", non ha uno scopo di accompagnamento verso una professione quanto piuttosto di orientamento. Chi si iscrive al master ha già maturato l'idea di poter andare all'estero per un'esperienza professionale; ciò che è utile allora è sapere quali sono le persone da incontrare, i posti da visitare e le esperienze da conoscere, i temi al centro del dibattito internazionale ed europeo, i testi e i siti di riferimento. Questo master fornisce allora una base più solida di quanto possano fare dei corsi che si limitano ad un'analisi della situazione italiana.
Un altro aspetto molto importante è legato non tanto alla progettazione di nuovi musei, quanto all'aggiornamento dei musei che già ci sono: elemento interessante visto che, contrariamente ai luoghi comuni, credo che negli ultimi anni in Italia siano successe molte cose e che il panorama non sia così statico, anzi negli ultimi 10 anni circa è diventato molto più movimentato.
D'altra parte oggi i bandi valgono per tutta l'Europa e vedono partecipare spesso soggetti che non hanno competenze di tipo museologico; un master come quello in Museologia Europea può aiutare nella competizione anche in termini di conoscenze reali di altri contesti.
Può indicare due punti di forza e due criticità di questo corso?
Credo che la sua intrinseca dimensione sovranazionale e il suo marcato aspetto pratico costituiscano allo stesso tempo due punti di forza e due possibili criticità. Infatti il primo aspetto rischia di far percepire il corso come troppo generico, mentre il secondo, l'aspetto empirico, potrebbe scoraggiare chi è interessato o abituato a programmi più tradizionali.
In una battuta, a che punto è la museologia in Italia oggi rispetto al contesto internazionale?
In primo luogo ci sono ancora degli equivoci sulle definizioni di "museologia" e "museografia", il focus non è ancora del tutto chiaro. Credo comunque che, specie per quanto riguarda la museografia, il nodo centrale in Italia sia oggi il dilemma tra la tradizione "nobile", importante, del design e dell'architettura italiani e una certa componente espressivo-scenografica un po' aliena dal nostro modo di operare, che però in altri paesi attira e incuriosisce; il tutto sotto la spinta generale della problematica dell'interpretazione multimediale, che invece non risente di una caratterizzazione particolare italiana o inglese, o comunque è transnazionale, ma caratterizzerà sempre di più l'ambiente. Si tratta di "un cocktail, la cui ricetta non è ancora chiara"; siamo in un periodo di transizione in cui si intravedono strade diverse e stimolanti.
In allegato il programma dettagliato del Master.
Focus a cura di Elena Di Federico - Fondazione Fitzcarraldo
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| MS museologia europea - presentazione del Master-1.doc | 49.5 KB |

